%@LANGUAGE="VBSCRIPT" CODEPAGE="65001"%>
<% Response.Expires = 60 Response.Expiresabsolute = Now() - 1 Response.AddHeader "pragma","no-cache" Response.AddHeader "cache-control","private" Response.CacheControl = "no-cache" %>| L'Olivetano deve il proprio nome alla vicinanza di un antico monastero dei Monaci Olivetani di San Secondo , l'antico monastero di Montemorcino Vecchio. Attorno ai monasteri Olivetani, diffusi in tutta Italia, si raccoglievano gruppi di oblati e oblate, uomini e donne che seguivano e condividevano la stessa Regola, ma vivevano all’esterno del monastero in cascinali e rustici di campagna, l'Olivetano era uno di questi insediamenti . |
|
Il Beato Bernardo Tolomei, dopo aver dato prova di santità, morì con ottanta altri suoi monaci durantela peste del 1348, nel monastero olivetano di Siena. In breve tempo numerosi sorsero i monasteri della Congregazione di Monte Oliveto.
Nel '400, secolo d'oro per gli Olivetani, il numero dei monaci superò le 900 unità con 53 monasteri; nel '500, continuando l'espansione in tutta Italia, costruirono altri 30 monasteri; nel Seicento altri 10, sempre tutti in Italia. L' Archicenobio di Monteoliveto, che già alla fine del '400 era un edificio come si presenta oggi, non solo è un abbazia celebre per storia ed arte, ma è anche, quale inizio e centro spirituale della famiglia olivetana, il monastero cui si riferisce e fanno capo tutti gli altri monasteri della Congregazione, reso vivo da una numerosa comunità fervida in molteplici attività monastiche e opere di meraviglioso significato culturale e artistico. |
|
Nella grande abbazia toscana, oggi molto famosa per i grandi affreschi che rappresentano scene della vita di San Benedetto, opera di Luca Signorelli e di Giovanni Antonio Bazzi, detto Sodoma, i monaci fanno rifiorire il culto liturgico e creano una scuola di calligrafi e miniaturisti. In Umbria, la presenza dei monaci olivetani sull'Isola Polvese è attestata al 1482 e pertanto a tale data è da far risalire all'opera dei monaci olivetani la costruzione del Monastero di San Secondo. Nel 1624 i monaci olivetani abbandonarono il monastero di San Secondo, e da allora iniziò il suo inarrestabile degrado. |
|
![]() |
Il Palazzo Murena, oggi Rettorato dell’Ateneo di Perugia, deve il proprio nome all’architetto Carlo Murena (Rieti, 1713-1764) al quale fu commessa la costruzione del Palazzo dai monaci Olivetani che vi si trasferirono dal più antico monastero di Montemorcino Vecchio . Vi rimasero fino al 1809, data in cui l’ordine degli Olivetani venne soppresso dal governo napoleonico. La congregazione fù vittima di persecuzioni da parte di diversi governi e cadde sotto il capestro delle Leggi Eversive e della soppressione ma non si estinse; riprese vita verso la fine del secolo scorso in un piccolo monastero a Settignano, vicino a Firenze (1876) e si è sviluppata in modo tale da diventare internazionale. Attualmente la congregazione Benedettina di Monte Oliveto ha monasteri in Italia, Francia, Inghilterra, Brasile, Guatemala, Stati Uniti, Israele e Corea del Sud. |
Stemmi degli Olivetani |
|
![]() |
![]() |
La struttura è stata completamente ristrutturata rispettando architetture, materiali originali e anche l'arredamento, sobrio ed elegante, si integra perfettamente nel contesto. La posizione, leggermente collinare, e immediatamente a ridosso del centro storico di Perugia (appena 4 km) ne fanno un luogo ideale per soggiorni di svago e di lavoro. Ogni camera dispone di servizi privati e offre tutto il necessario per un piacevole relax. La cucina, a conduzione familiare, propone sapori e piatti tipici dell'Umbria.